La storia, l'arte e la tradizione a Robbio
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Storia del Paese
| Robbio affonda le proprie radici nell'età del Bronzo. Si è rinvenuto infatti sul suo territorio un ben fornito ripostiglio di asce a" margini rialzati tipiche di Robbio e Desor, con taglio espanso a forma di paletta o flabello". Vennero pure rinvenuti collari e goliere con estremità ad occhiello simili a quelle di Torrazza della Sforzesca. Più in specifico si scrive che l'ascia di Robbio appartiene alla fine del Bronzo Antico trattandosi di uno dei tipi più tardi della cultura di Polada e rappresentano con quelle del Lodigiano e Costa di Ponticelli, l'orizzonte più recente che precede immediatamente il Bronzo Medio. Messa in questi termini l'antichità della nostra città, continuiamo il nostro pur breve excursus storico con la citazione Pliniana dei Lini Robbiesi o Retovini : " Retovium...inter padum ticinumque amnes...in vicino alliani capessunt Retovina (vela)...Retovinis lenuitas summa densitasque candoraeque ...". Le tracce romane non si fermano qui anzi continuano ancor oggi i rinvenimenti di monete e monili d'epoca, nonché in passato vennero reperite kilogrammi di monete di ogni età imperiale nonché una moneta d'oro di Costantino ed una saracena nel castello. Reperti romani robbiesi sono depositati presso i musei di Novara, Pavia e nel Castello di Scaldasole. Vennero sulle nostre fertilissime terre i Longobardi che fondarono vaste e numerose Fare (allevamenti di cavalli) specie nella zona dell'Agogna a cascina Torre e ai Casoni. E, si dice, fondarono in paese la chiesa di S. Michele, dedicandola al loro Santo Patrono nazionale. La diocesi di Vercelli, subentrando all'antico Municipium romano in cui era compreso Robbio, mantenne nei secoli questa sua appartenenza e passò, in epoca comunale, sotto la signoria municipale vercellese che ritenne Robbio un avamposto sui propri confini territoriali mantenendo persino un importante presidio militare nel castello. Entrata la città di Vercelli, nelle lotte Guelfe e Ghibelline, in conflitto con Pavia che riteneva il proprio confine territoriale sulla Sesia, nel 1200 con poderoso esercito e con macchine belliche d'epoca assaltò il castello bruciandolo e distruggendolo in parte. La nostra città era ubicata su di una importante via internazionale di comunicazione per la Gallia, la Germania e tutti i paesi del Nord Europa. Il monastero riccamente dotato di territori, boschi e terre coltive, doveva provvedere ad ospitare e quindi a rifocillare , oltre i messi imperiali e papali anche 30 cavalieri con il loro seguito. La notizia di queste dispense ben fornite, indusse a sacrilegi e distruzione e omicidi nel convento. Nella chiesa stessa è ben inciso su di un pilastro questa iscrizione : Anno 1216 die 20 settembre fu distrutto il monastero". Sullo stesso itinerario era posto un altro centro assistenziale per i pellegrini, l'hospitium posto accanto alla chiesetta romanica di S. Pietro. I Soldati al loro risveglio furono costretti a mandare una richiesta supplementare di vestiti e armi al loro comando di Vercelli. Fu il primo che redasse una guida turistica di Roma antica. Ermanno Gardinali (Bibliografia dell'autore) |

Storia, arte e tradizione













